Notizie

13 dicembre 2011
ESA BIC Italy: conclusi 3 progetti imprenditoriali

12 dicembre 2011
Presentato il primo rapporto sull'Artigianato Artistico e Tradizionale del Lazio
28 luglio 2011
Bilancio Sociale 2010: risultati e analisi dell'attività di BIC Lazio
Pubblicazione
Nel Lazio l’artigianato artistico rappresenta un settore dinamico: quasi la metà delle imprese, infatti, è nata dopo il 2000, mentre sono il 10,9% le ultratrentennali. L’artigiano-tipo è due volte su tre un uomo tra i 30 e 50 anni, mediamente istruito, che dichiara di conoscere almeno una lingua e vive del proprio mestiere.
Le attività artigiane sono sì radicate nelle rispettive zone di appartenenza, ma anche equamente distribuite tra Roma e le altre province: Roma Capitale (24,2%), provincia di Roma (21,9%), Viterbo (19,9%), Latina (19,3%), Frosinone (13,3%) e Rieti (0,9%).
Il settore è costituito prevalentemente da ditte individuali (75%), mentre un 5% impiega oltre 5 addetti. La quasi totalità delle imprese, circa il 75%, non supera il mercato regionale. Il 6% opera su mercati esteri (ma solo lo 0,9% in maniera continuativa).
Sono questi alcuni tra i dati più significativi evidenziati dal Rapporto sull’Artigianato Artistico e Tradizionale del Lazio. L’iniziativa rientra nell’ambito delle attività previste dallo specifico programma che l’assessorato regionale alle Attività produttive sta realizzando attraverso BIC Lazio.
L’individuazione e l’analisi delle caratteristiche delle botteghe di artigianato artistico sono state svolte applicando la metodologia del campionamento cosiddetto a valanga. Ad oggi l’elenco degli artigiani "individuati" si compone di 725 botteghe: di queste 347 sono state intervistate sul campo. L’analisi dei questionari ha offerto uno spaccato di estremo interesse.
I DATI DEL SETTORE
Nel Lazio il maggior peso è del settore vetro, ceramica e pietra (24,8%), seguito dai metalli pregiati, delle pietre preziose e pietre dure (21,3%), dal legno (10,7%), e dai metalli comuni (7,5%). Più marginali sono risultati il restauro (5,5%), il cuoio e la tappezzeria (5,2%), la tessitura e il ricamo (4,9%), le decorazioni (2,9%), la fotografia, la riproduzione, i disegni e la pittura (2,3%) e gli strumenti musicali (2,3%). Nel Comune di Roma e nella sua provincia è il settore orafo a prevalere (rispettivamente il 39,8% e il 38% del totale), mentre nelle altre province la quota maggioritaria è rappresentata ovunque dal vetro e dalla ceramica (specialmente a Viterbo con il 32,5%), associata a una certa concentrazione dei falegnami su Latina (20%) e dei metalli comuni su Frosinone (17,9%).
Un altro risultato piuttosto sorprendente riguarda la vitalità delle imprese, che nel 45% dei casi ha meno di 10 anni di età ed è prevalentemente avviata dagli attuali titolari (nel 75% dei casi), mentre sono poco meno del 20% le aziende ereditate (a cui si associa circa il 10% di ultratrentennali).
IL PRODOTTO E IL PROCESSO PRODUTTIVO
La produzione si svolge prevalentemente in forma manuale (61%) o al limite con strumenti “semplici e tipici” (22%), mediamente quasi il 60% delle produzioni viene eseguita su proprio disegno-progetto e con materiali conformi alla tradizione, a cui però si affianca un’attenzione non trascurabile alle novità proposte dall’evoluzione tecnologica (oltre il 26%).
IL MERCATO E LE STRATEGIE COMMERCIALI
L’artigiano del Lazio, pur rendendosi conto delle difficoltà nella commercializzazione del proprio prodotto, tende a non affidarsi a forme di vendita diverse da quelle usuali (il 74,9% ha anche uno spazio espositivo annesso al laboratorio) come l’e-commerce (a cui ricorre il 12,4%).
IL CONFRONTO CON LA CONCORRENZA
Nell’evidenziare gli elementi competitivi, gli intervistati, oltre alla manualità (scelta dal 28,4%) e alla qualità dei materiali (21,9%), hanno indicato la storia che c’è dietro a ogni singolo pezzo e alla possibilità di narrarla (17,4%) come fattore addirittura più importante rispetto al valore estetico delle loro produzioni (15%). Ciò che invece rende spesso i prodotti artigiani deboli sul mercato è una soglia piuttosto alta sotto la quale non possono scendere i prezzi (21,9%).
LE DIMENSIONI ECONOMICHE
Il peso economico non è particolarmente rilevante: ben il 61,9% delle imprese intervistate dichiara di fatturare meno di 30mila euro l’anno, il 15,6% non supera i 60mila, e l’11,4% viaggia oltre i 120mila. Il settore vede da una parte un universo di imprese più o meno con le medesime difficoltà e, dall’altra, un piccolo gruppo di “eccellenze” che opera con successo sui mercati non solo regionali e nazionali.
LE ESIGENZE MANIFESTATE
Gli artigiani richiedono un impegno maggiore degli enti pubblici nel pensare politiche di sviluppo mirate e coordinate che si concentrino sulla creazione di poli di vendita (15,8%), su campagne di sensibilizzazione che favoriscano il riconoscimento dei prodotti d’arte (14,1%), su contributi per la partecipazione alle fiere (14%), su azioni di marchio (12,1%), sui finanziamenti per l’ammodernamento delle attrezzature (11,6%) e per accogliere apprendisti (9,4%).
UNA LETTURA DINAMICA
Concludendo, emergono cinque categorie di imprese artigiane, con caratteristiche ed esigenze assimilabili che favoriscono ipotesi mirate di intervento: 1) imprese strutturate con alti fatturati (11,5%); 2) innovative, più orientate all’aspetto artistico e all’innovazione nei materiali (17,3%); 3) tradizionali pure, poco strutturate ( 18,2%); 4) imprese a rischio di estinzione, per l’anzianità del mastro e/o per i fatturati bassi (19%). C’è poi un’ultima categoria, la numero 5, con un 34% di imprese non identificabile all’interno di un gruppo coeso.
Le attività artigiane sono sì radicate nelle rispettive zone di appartenenza, ma anche equamente distribuite tra Roma e le altre province: Roma Capitale (24,2%), provincia di Roma (21,9%), Viterbo (19,9%), Latina (19,3%), Frosinone (13,3%) e Rieti (0,9%).
Il settore è costituito prevalentemente da ditte individuali (75%), mentre un 5% impiega oltre 5 addetti. La quasi totalità delle imprese, circa il 75%, non supera il mercato regionale. Il 6% opera su mercati esteri (ma solo lo 0,9% in maniera continuativa).
Sono questi alcuni tra i dati più significativi evidenziati dal Rapporto sull’Artigianato Artistico e Tradizionale del Lazio. L’iniziativa rientra nell’ambito delle attività previste dallo specifico programma che l’assessorato regionale alle Attività produttive sta realizzando attraverso BIC Lazio.
L’individuazione e l’analisi delle caratteristiche delle botteghe di artigianato artistico sono state svolte applicando la metodologia del campionamento cosiddetto a valanga. Ad oggi l’elenco degli artigiani "individuati" si compone di 725 botteghe: di queste 347 sono state intervistate sul campo. L’analisi dei questionari ha offerto uno spaccato di estremo interesse.
I DATI DEL SETTORE
Nel Lazio il maggior peso è del settore vetro, ceramica e pietra (24,8%), seguito dai metalli pregiati, delle pietre preziose e pietre dure (21,3%), dal legno (10,7%), e dai metalli comuni (7,5%). Più marginali sono risultati il restauro (5,5%), il cuoio e la tappezzeria (5,2%), la tessitura e il ricamo (4,9%), le decorazioni (2,9%), la fotografia, la riproduzione, i disegni e la pittura (2,3%) e gli strumenti musicali (2,3%). Nel Comune di Roma e nella sua provincia è il settore orafo a prevalere (rispettivamente il 39,8% e il 38% del totale), mentre nelle altre province la quota maggioritaria è rappresentata ovunque dal vetro e dalla ceramica (specialmente a Viterbo con il 32,5%), associata a una certa concentrazione dei falegnami su Latina (20%) e dei metalli comuni su Frosinone (17,9%).
Un altro risultato piuttosto sorprendente riguarda la vitalità delle imprese, che nel 45% dei casi ha meno di 10 anni di età ed è prevalentemente avviata dagli attuali titolari (nel 75% dei casi), mentre sono poco meno del 20% le aziende ereditate (a cui si associa circa il 10% di ultratrentennali).
IL PRODOTTO E IL PROCESSO PRODUTTIVO
La produzione si svolge prevalentemente in forma manuale (61%) o al limite con strumenti “semplici e tipici” (22%), mediamente quasi il 60% delle produzioni viene eseguita su proprio disegno-progetto e con materiali conformi alla tradizione, a cui però si affianca un’attenzione non trascurabile alle novità proposte dall’evoluzione tecnologica (oltre il 26%).
IL MERCATO E LE STRATEGIE COMMERCIALI
L’artigiano del Lazio, pur rendendosi conto delle difficoltà nella commercializzazione del proprio prodotto, tende a non affidarsi a forme di vendita diverse da quelle usuali (il 74,9% ha anche uno spazio espositivo annesso al laboratorio) come l’e-commerce (a cui ricorre il 12,4%).
IL CONFRONTO CON LA CONCORRENZA
Nell’evidenziare gli elementi competitivi, gli intervistati, oltre alla manualità (scelta dal 28,4%) e alla qualità dei materiali (21,9%), hanno indicato la storia che c’è dietro a ogni singolo pezzo e alla possibilità di narrarla (17,4%) come fattore addirittura più importante rispetto al valore estetico delle loro produzioni (15%). Ciò che invece rende spesso i prodotti artigiani deboli sul mercato è una soglia piuttosto alta sotto la quale non possono scendere i prezzi (21,9%).
LE DIMENSIONI ECONOMICHE
Il peso economico non è particolarmente rilevante: ben il 61,9% delle imprese intervistate dichiara di fatturare meno di 30mila euro l’anno, il 15,6% non supera i 60mila, e l’11,4% viaggia oltre i 120mila. Il settore vede da una parte un universo di imprese più o meno con le medesime difficoltà e, dall’altra, un piccolo gruppo di “eccellenze” che opera con successo sui mercati non solo regionali e nazionali.
LE ESIGENZE MANIFESTATE
Gli artigiani richiedono un impegno maggiore degli enti pubblici nel pensare politiche di sviluppo mirate e coordinate che si concentrino sulla creazione di poli di vendita (15,8%), su campagne di sensibilizzazione che favoriscano il riconoscimento dei prodotti d’arte (14,1%), su contributi per la partecipazione alle fiere (14%), su azioni di marchio (12,1%), sui finanziamenti per l’ammodernamento delle attrezzature (11,6%) e per accogliere apprendisti (9,4%).
UNA LETTURA DINAMICA
Concludendo, emergono cinque categorie di imprese artigiane, con caratteristiche ed esigenze assimilabili che favoriscono ipotesi mirate di intervento: 1) imprese strutturate con alti fatturati (11,5%); 2) innovative, più orientate all’aspetto artistico e all’innovazione nei materiali (17,3%); 3) tradizionali pure, poco strutturate ( 18,2%); 4) imprese a rischio di estinzione, per l’anzianità del mastro e/o per i fatturati bassi (19%). C’è poi un’ultima categoria, la numero 5, con un 34% di imprese non identificabile all’interno di un gruppo coeso.







